Manipolazione: come riconoscerla e come difendersi

Manipolazione: come riconoscerla e come difendersi

Manipolazione: come riconoscerla e come difendersi in modo efficace? Qual è la differenza tra manipolazione e persuasione? Perché consideriamo la manipolazione psicologica negativa e quali danni può produrre in chi la subisce?

In questo articolo, che sarà il primo di una serie di contenuti dedicati al tema della manipolazione psicologica, risponderò a queste domande e vi darò una panoramica generale sull’argomento. Presenterò inoltre la prima delle tecniche di manipolazione da cui desidero mettervi in guardia: la “doppia costrizione” o double bind.

Manipolazione: significato

Ma cos’è la manipolazione mentale? Quando ho bisogno di definire concetti articolati e complessi, come in questo caso, cerco di partire subito con una spiegazione chiara e sintetica.

Sul dizionario Treccani, tra le definizioni di “manipolazione” troviamo: “[…] rielaborazione tendenziosa della verità mediante presentazione alterata o parziale dei dati e delle notizie, al fine di manovrare secondo i propri fini e interessi gli orientamenti politici, morali, ecc. della popolazione o di una parte di essa: manipolazione dell’informazione, manipolazione dei risultati elettorali, manipolazione delle coscienze. […].”

Quali sono quindi gli aspetti centrali della manipolazione? La rielaborazione tendenziosa della verità e la presentazione alterata o parziale di dati o informazioni.

E quali sono gli obiettivi di un comportamento manipolatorio? Manovrare secondo i propri fini e interessi le idee, le emozioni e i comportamenti degli altri.

Proprio per la sua complessità e le sue numerose sfaccetture, ho deciso di creare una serie di articoli all’interno della sezione di Psicologia della Comunicazione dedicati a questo argomento.

Negli articoli incentrati su questa tematica, approfondirò di volta in volta una tecnica e un aspetto diverso della manipolazione mentale. Scopo di questi articoli sarà quindi aiutarvi a riconoscere i comportamenti manipolatori negli altri e in noi stessi. Eh sì, avete capito bene, ho scritto proprio “in noi stessi”…

Manipolatori e manipolati

Partiamo quindi dalla brutta notizia: siamo tutti manipolatori e siamo tutti manipolabili. E aggiungo: iniziamo a manipolare gli altri molto presto, in tenerissima età. Allo stesso tempo, fin dai primi anni della nostra vita, siamo manipolati dalle persone e dall’ambiente che ci circonda.

E ora passiamo alla buona notizia. I pericoli e i danni di un comportamento manipolatorio, subito o agito, sono in parte condizionati dagli obiettivi della manipolazione stessa. Manipolare per facilitare una raccolta fondi per famiglie indigenti ha infatti una valenza diversa dal creare false credenze per vendere prodotti inutili, se non addirittura dannosi.

Tuttavia, qualunque sia lo scopo di tale comportamento, quando ci accorgiamo di essere stati manipolati avvertiamo quella sgradevole sensazione di amaro in bocca tipicamente associata alle fregature. Questo avviene perché ognuno di noi desidera avere l’impressione di fare le proprie scelte in modo autonomo e consapevole, senza condizionamenti esterni.

Per questo, se si vuole perseguire un obiettivo lasciando all’altro una vera libertà di scelta, è opportuno rivolgersi alla “sorella luminosa” della manipolazione: la persuasione.

Manipolazione e persuasione: differenze

Sia la manipolazione che la persuasione prevedono l’uso di tecniche e strategie di comunicazione più o meno complesse a seconda di chi ne fa uso e del contesto.

Tuttavia, a differenza della manipolazione, la persuasione usa tali tecniche per far comprendere e percepire all’interlocutore gli effettivi benefici che potrebbe ottenere da una determinata scelta. Quindi la persuasione agisce su qualcosa che è già presente nell’universo mentale ed emotivo dell’interlocutore e lo fa emergere con il supporto di dati e informazioni puntuali e verificabili.

Chi persuade desidera raggiungere un accordo attraverso un reciproco scambio di idee, dopo aver esplorato il mondo e i bisogni dell’altro. La persuasione è infatti l’arte di modificare il punto di vista e il comportamento altrui attraverso il confronto e la condivisione di opinioni e idee.

Al contrario, chi manipola persegue un obiettivo personale, cercando di mutare le percezioni e il comportamento altrui con informazioni e metodi di convincimento ingannevoli. Questo tipo di comportamento può sfociare anche nell’abuso psicologico.

Pertanto, nella manipolazione il rapporto tra le parti non è alla pari: c’è sempre un vincitore e uno sconfitto. Invece nella persuasione le parti coinvolte si muovono sullo stesso piano alla ricerca di una soluzione per vincere insieme.

Chi manipola ascolta, osserva e comprende la realtà e i bisogni dell’altro per identificare i suoi punti deboli e poterlo plagiare più facilmente. Chi persuade ascolta, osserva e comprende la realtà e i bisogni dell’altro per confrontarsi con quest’ultimo e proporre un accordo nell’interesse di entrambi.

Tecniche di manipolazione: la doppia costrizione

Dopo aver chiarito cos’è la manipolazione, sapere come riconoscerla e come difendersi è fondamentale per affrontarla senza farsi sopraffare. Ogni tecnica di manipolazione fa leva su un aspetto centrale del nostro universo mentale ed emotivo per permettere a chi la usa di trarne vantaggio. La prima tecnica di manipolazione che descriverò è la “doppia costrizione”, detta anche double-bind, e fa leva sul senso di colpa e sul senso di inadeguatezza.

La doppia costrizione si verifica quando ci vengono dati simultaneamente due messaggi opposti. Il doppio messaggio può esprimersi attraverso le parole, il linguaggio non verbale, i comportamenti e altre modalità di comunicazione. Questa forma di manipolazione psicologica rende impossibile adeguarsi a quanto richiesto poiché se si obbedisce a uno dei messaggi, si disobbedisce automaticamente all’altro.

Quindi, chi subisce questa forma di manipolazione può sentirsi in colpa e inadeguato per non essere in grado di soddisfare la richiesta del manipolatore. Un’interazione basata sulla doppia costrizione può diventare alienante e destabilizzante se non viene riconosciuta e corretta. A volte nemmeno il manipolatore è consapevole di utilizzarla.

Doppia costrizione: qualche esempio

Vediamo quindi qualche esempio di doppia costrizione o double-bind:

Un genitore può dire al figlio: «Sei adulto, devi renderti indipendente e imparare ad arrangiarti da solo!». Ma poi lo stesso genitore può offendersi e sentirsi trascurato se il figlio non viene ogni giorno a mangiare da lui o non gli permette di aiutarlo nei lavori di casa.

Una moglie vuole fare vacanze lussuose e mantenere uno stile di vita elevato, ma si lamenta spesso con il marito perché lavora troppo e non lo vede abbastanza. Quindi lo rimprovera di sentirsi trascurata a causa del suo lavoro.

Un dirigente rimprovera al suo collaboratore di non essere abbastanza creativo e non avere spirito di iniziativa, ma ignora in modo sistematico ogni sua proposta. Allo stesso tempo gli rifiuta una promozione, adducendo la sua scarsa intraprendenza come principale motivazione.

In tutti i casi, alla persona manipolata non resta che provare a intuire i limiti di cosa è “abbastanza”, “troppo” o “troppo poco” secondo il pensiero del manipolatore.

Ma questo compito è spesso impossibile perché chi usa la doppia costrizione si esprime per categorie generiche, senza circoscrivere in modo chiaro i termini della richiesta. Pertanto la persona che subisce questa forma di manipolazione si sentirà in colpa qualsiasi cosa faccia.

Come difendersi: la contro-manipolazione

Comprendere questa forma di manipolazione, sapere come riconoscerla e come difendersi può quindi risparmiarci problemi e sofferenze. Per smontare la situazione di double bind e la conseguente colpevolizzazione e sudditanza psicologica nei confronti del manipolatore è importante:

  • riconoscere e accettare che si tratta di una comunicazione manipolatoria.
  • segnalare subito al manipolatore la contraddizione tra i due messaggi.
  • chiedere al manipolatore di definire in modo chiaro e puntuale i limiti di entrambi i messaggi, impliciti o espliciti, e delle richieste che ne derivano.
  • mettere in discussione i legami di causa-effetto costruiti dal manipolatore.

È fondamentale attuare in modo sistematico questo approccio di contro-manipolazione non appena si identifica la doppia costrizione. In questo modo è possibile bloccare sul nascere reazioni emotive irrazionali basate sul senso di colpa e sul senso di inadeguatezza.

Nel farlo bisogna quindi evidenziare la contraddizione e chiedere al manipolatore di definire in modo concreto e misurabile i termini dei due opposti messaggi. È pertanto fondamentale chiedergli di prendere una posizione chiara. Il principale mezzo di difesa dalla manipolazione è infatti la razionalità e la richiesta di indicazioni concrete e circostanziate.

Come “disinnescare” la doppia costrizione

In presenza di manipolazione psicologica, riconoscerla e difendersi in modo adeguato ci permette di rimanere centrati e gestire la nostra emotività. Vediamo quindi alcuni metodi di contro-manipolazione per “disinnescare” le situazioni di double bind degli esempi precedenti:

Il figlio può chiedere al genitore: «Quali sono i comportamenti che, secondo te, mi permettono di essere indipendente?», «Cucinare e sistemare casa da solo invece di venire a mangiare da te tutti i giorni e farti pulire casa mia potrebbero essere tra questi?».

Il marito può chiedere alla moglie: «Quanti sono i giorni e le ore che, secondo te, dovrei dedicare al lavoro ogni settimana?», «Quali sono le cose a cui vuoi rinunciare in cambio del fatto che io sarò più presente per te e quindi lavorerò e guadagnerò meno?». «Va bene se da quest’anno facciamo solo una settimana di vacanza e in cambio io smetto di lavorare tutti i sabati?».

Il collaboratore può dire al dirigente: «Credi davvero che una persona priva di creatività e spirito di iniziativa si impegni per presentare quattro progetti in tre mesi, senza che gli venga richiesto?», «Quali comportamenti e azioni associ alla creatività e allo spirito di iniziativa in ambito professionale?». E ancora: «Puoi valutare i quattro progetti e indicarmi come migliorare?».

Manipolazione: riconoscerla e difendersi con la tecnica del “disco rigato”

In tutte queste situazioni si può applicare la tecnica di contro-manipolazione del “disco rigato”. Questa tecnica consiste nel ripetere la vostra richiesta di chiarimenti con un timbro di voce sempre identico, in modo calmo e senza alzare i toni. Allo stesso tempo è importante sottolineare l’impossibilità di soddisfare la richiesta del manipolatore fino a quando i termini della stessa non saranno ben definiti.

Fortiter in re, suaviter in modo” recitavano i latini, ovvero “energicamente nella sostanza, garbatamente nei modi”. Oltre a essere una strategia di contromanipolazione, la tecnica del disco rigato è anche una delle basi della comunicazione assertiva. Grazie a questa tecnica è infatti possibile ribadire con tranquillità il proprio punto di vista e le proprie esigenze, anche quando l’interlocutore sembra non ascoltarci o non volerne tenere conto.

Tuttavia, per applicare questa tecnica in modo corretto è essenziale reiterare la richiesta mantenendo la calma sia nelle parole che nel tono di voce e nella gestualità. Al contrario di quanto alcuni pensano, la calma trasmette un messaggio di forza e determinazione molto più intenso di una reazione aggressiva e scomposta.

Spesso il manipolatore resisterà al tentativo di contromanipolazione, opponendo argomenti del tipo «non ho tempo da perdere con queste sciocchezze!», «sei troppo puntiglioso», «sempre a far polemica!», «se non ci arrivi da solo, allora sei uno stupido…», etc. È evidente che le controargomentazioni addotte come giustificazioni rappresentano ulteriori tecniche di manipolazione finalizzate a mantenere in piedi una situazione ambigua e dai contorni incerti.

Chiarezza e assertività

Chi manipola, infatti, cerca e alimenta l’ambiguità, le situazioni indefinite e le zone d’ombra. Allo stesso tempo cerca di suscitare reazioni emotive irrazionali nell’interlocutore per poterlo controllare meglio. Questo tipo di comportamenti permette al manipolatore di cambiare direzione, esercitare pressioni e volgere la situazione a suo vantaggio in qualsiasi momento.

Per questo l’assertività e la richiesta di informazioni chiare, unite alla razionalità e alla calma, sono gli strumenti principali per difendersi da questi comportamenti.

Avete mai avuto la sensazione di essere manipolati? Come vi siete sentiti e quali reazioni avete avuto?

Francesca Sorrentino

Sono affascinata dalla comunicazione a 360° e dal suo impatto sulla nostra comprensione della realtà e sulla nostra capacità di trasformarla. Content writer, digital creator, web editor e blogger: mi occupo di copywriting e content editing per diversi canali di comunicazione, con particolare attenzione al web e alle attività di ottimizzazione in ottica SEO. Web e content marketing sono infatti il fulcro del mio lavoro. Ma scrittura creativa e comunicazione online sono anche le mie grandi passioni, insieme al counseling e alla psicologia della comunicazione. Le competenze grafiche e la conoscenza approfondita di WordPress mi permettono inoltre di gestire progetti di comunicazione online e offline complessi, integrando comunicazione testuale e visiva.

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2 risposte

  1. Buongiorno Alessandra

    Grazie per il suo commento e per aver condiviso la sua esperienza.

    Sono molte le considerazioni che si potrebbero fare sulle frasi che ha scritto.

    La frase “Mi stai deludendo” ingabbia l’altra persona dentro a un nostro modello ideale di amicizia/amore: è quindi molto distante dall’accogliere e accettare l’altro così com’è. In modo simile frasi del tipo “Se sei davvero mia amica, fai così” costringono l’altra persona in uno spazio ristretto, chiudendola in un “recinto” di comportamenti consentiti/ammissibili entro cui noi vorremmo rimanesse.

    Diverso sarebbe dirle: “Quando hai fatto questo (EPISODIO), mi sono sentita (EMOZIONE) triste/scoraggiata perché ho bisogno di sentirmi amata/compresa (BISOGNO) quindi ti chiedo di ….. (RICHIESTA CONCRETA)” (Comunicazione assertiva).

    In quest’ultimo caso le nostre parole non sono volte a manipolare e giudicare il comportamento dell’altra persona per farla sentire inadeguata e cercare di cambiarla.

    Nella comunicazione assertiva, il discorso si concentra infatti solo sui singoli comportamenti e non sulla persona in sé. La comunicazione assertiva esprime in modo chiaro e trasparente i nostri bisogni e le nostre emozioni: ci esponiamo di fronte all’altra persona con una richiesta concreta riferita a uno specifico comportamento, mentre le parliamo di noi e delle nostre emozioni (invece di concentrarci sulle presunte mancanze e difetti dell’altro).

    È poi fondamentale distinguere una RICHIESTA (comunicazione assertiva) da una PRETESA (comunicazione “aggressiva/manipolatoria”): per distinguerle dobbiamo osservare la reazione dell’altra persona di fronte al nostro NO e quindi al nostro eventuale rifiuto di accogliere la sua richiesta.

    Di fronte un nostro rifiuto, l’altra persona potrebbe usare espressioni come quelle da lei descritte (manipolazione/ostilità nascosta) oppure cercare di esplorare con sincero interesse e senza giudizio le ragioni del nostro rifiuto con l’unico scopo di capire il nostro punto di vista e far crescere il rapporto. L’altra persona potrebbe anche domandarsi perché il nostro rifiuto o comportamento, suscita in lei quelle emozioni e cogliere l’occasione per approfondire la conoscenza di sé stessa oltre che del vostro rapporto di amicizia… Non tutti infatti reagiamo allo stesso modo di fronte allo stesso comportamento: il modo in cui reagiamo a un rifiuto riguarda noi, non l’altro.

    Ci sono tanti modi di gestire il rifiuto dell’altro, senza cercare di “ingabbiarlo” nella nostra visione della realtà. In alcuni casi potremmo anche decidere che quel rapporto non va più bene per noi.
    Siamo liberi di interrompere rapporti che non creano “valore” per la nostra vita e per la nostra crescita personale. Quello che fa la differenza è imparare a farlo rispettando il percorso e le caratteristiche dell’altra persona, senza cercare di farla diventare come vorremmo noi: in questo modo continuiamo a rispettarla anche nel momento in cui ci allontaniamo da lei. Inoltre rispettiamo e onoriamo anche noi stessi e la nostra capacità di comprendere le persone e le esperienze di cui abbiamo bisogno per crescere e diventare più forti.

  2. Alessandra ha detto:

    Buongiorno, volevo chiedere: in un rapporto di amicizia frasi come “se sei davvero mia amica come dici, fai così”, “se mi vuoi bene, fai così/torna la persona che mi piace tanto”, “mi stai deludendo,pensavo mi volessi più bene di così”, “io non ho mai detto di esser perfetta, però”, “pensa come vuoi, visto che non mi credi” e dopo che tu rispondi “posso anche crederti ma vedo i fatti, che non sono molto diversi da come ho scritto”, sentir dire “non meriti altre risposte”… e simili come possono essere considerati? Precisando che questo avveniva sempre quando cercavo di dire cosa non mi andava, mentre l’altra persona diceva sempre cosa non le andava di me, e asseriva di voler io facessi altrettanto… E frasi come “hai libero arbitrio con me ma ricorda che tutto ha una conseguenza” oppure “per te vengo già al mare/faccio già questo” (in quest’ultimo caso senza che io le avessi chiesto nulla). Grazie

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