Così fan tutti: il conformismo sociale

Così fan tutti: il conformismo sociale

È difficile riconoscere chi segue la corrente spontaneamente (Stanislaw Lec).

Tutti sappiamo cos’è il conformismo sociale e il “così fan tutti“… ma quanti riescono a valutare con lucidità quanto spazio e potere concedergli? In quanti capiscono in che misura plasma le nostre vite, scelta dopo scelta?

Il conformismo sociale ci segue come un’ombra durante le nostre giornate. Ogni volta che osserviamo una situazione, giudichiamo un comportamento o prendiamo una decisione.

Come esseri umani siamo conformisti naturali. Questo soddisfa bisogni fondamentali, come avviene in parte nel mondo animale. Primo tra tutti il bisogno di essere accettati e protetti dal gruppo. Questo aumenta infatti le nostre possibilità di sopravvivenza, soprattutto in contesti ostili o in momenti critici.

Ma fino a che punto la nostra naturale indole conformista è in grado di manipolare la realtà e compromettere la nostra capacità di giudizio? 

Siamo disposti a negare l’evidenza pur di conformarci all’opinione del gruppo? E soprattutto: siamo in grado di farlo in modo consapevole? Oppure lo subiamo in modo passivo senza capire quali sono i nostri desideri profondi?

Conformismo sociale: significato

Quando tutti pensano nella stessa maniera, allora nessuno pensa veramente (Walter Lippmann).

Cos’è il conformismo sociale?

Il conformismo sociale è un tipo di influenza che provoca un cambiamento nelle credenze o nei comportamenti individuali con lo scopo di adattarsi a un gruppo. Questo cambiamento avviene in risposta alla pressione, reale o immaginata, del gruppo stesso.

Come descritto nell’articolo “Come riconoscere credenze e convinzioni limitanti“, ognuno di noi percepisce il mondo in base alle proprie credenze. Cambiando quelle credenze non cambia solo la nostra visione della realtà, ma la realtà stessa. 

Più persone cambiano credenze e comportamenti per conformarsi a una determinata visione della realtà, più quella visione della realtà dà forma e sostanza all’ambiente che ci circonda. Quindi alla società e al mondo in cui viviamo.

L’opinione degli altri: porto sicuro o… allucinazione?

Quando dobbiamo formulare un giudizio su una situazione ambigua, spesso prendiamo come riferimento le opinioni di altre persone (professionisti, familiari, amici etc). Questo ha un senso logico: se non sono sicuro di qualcosa o esperto su un argomento, mi confronto con altri.

Ma cosa succede quando mi trovo davanti a informazioni inequivocabili? Quando la risposta è chiara, senza ombra di dubbio? 

In questo caso le opinioni delle altre persone non dovrebbero avere alcun effetto su di me. Ma non sempre è così.

Conformismo sociale: l’esperimento di Asch

Il fatto che un’opinione sia ampiamente condivisa non è affatto una prova che non sia completamente assurda (Bertrand Russell).

Negli anni 50, lo psicologo Salomon Asch provò a dimostrare come il conformismo sia in grado di stravolgere la verità dei fatti.

Lo fece con un esperimento che può sembrare un simpatico rompicapo da Settimana Enigmistica. Tuttavia, come per altri esperimenti simili, portò a risultati un po’ inquietanti. 

Guardate la figura qui sotto e confrontate la linea di sinistra con le tre linee di destra: A, B e C. Quale di queste tre linee ha la stessa lunghezza della linea nella figura di sinistra?

Esperimento di Asch sul conformismo sociale

In realtà la risposta è molto semplice. Tuttavia, durante l’esperimento, il 76% dei soggetti aveva negato le proprie percezioni almeno una volta, indicando le linee sbagliate. 

Che cosa aveva spinto la maggioranza dei soggetti a negare l’evidenza?

Continuate a leggere e lo scoprirete.

Conformismo sociale: psicologia

Se così fan tutti, allora sarà giusto…

Per comprendere il conformismo sociale nella sua dimensione psicologica, Asch portò i soggetti, uno alla volta, in una stanza con altre otto persone presentate come altri partecipanti. In realtà quelle persone erano complici di Asch.

Lo psicologo presentò a ciascun soggetto le schede con tre linee di diversa lunghezza. Su un’altra scheda aveva disegnato una linea di lunghezza uguale a una delle tre linee della prima scheda.

Aveva quindi chiesto ai complici quale fosse la linea della prima scheda che corrispondeva esattamente alla linea sulla seconda scheda. Dopo un paio di risposte corrette, la maggioranza dei complici aveva iniziato a rispondere in maniera concorde e palesemente errata.

La persona realmente sottoposta all’esperimento doveva rispondere per ultima o penultima. 

Indovinate un po’? In molti casi il soggetto esaminato rispondeva in maniera scorretta, conformemente alla risposta sbagliata data dalla maggioranza delle persone prima di lui.

Conformismo e anticonformismo

Tutte le volte che altri sono d’accordo con me ho sempre la sensazione di avere torto (Oscar Wilde)

Pur sapendo distinguere quale fosse la risposta giusta, molti dei soggetti sottoposti all’esperimento decidevano di assumere la posizione esplicita della maggioranza.

Solo alcuni individui si sottraevano alla pressione del gruppo, dichiarando ciò che vedevano realmente e non ciò che sentivano di “dover” dire.

Dopo l’esperimento, Asch intervistò i partecipanti che si erano spontaneamente adeguati alle false affermazioni della maggioranza. Voleva capire le ragioni del loro comportamento.

La maggior parte di loro disse di aver visto subito le linee in modo diverso dal resto del gruppo, ma aveva pensato di essere nel torto rispetto alla maggioranza. Questi soggetti avevano provato ansia e imbarazzo per la possibile disapprovazione da parte degli altri partecipanti. Per questo avevano deciso di ignorare le proprie percezioni e dare la risposta sbagliata.

Alcuni dissero che avevano assecondato il gruppo per evitare di esserne esclusi, pur sapendo che stava sbagliando.

Un piccolo numero di soggetti sostenne addirittura che durante l’esperimento vedeva davvero le linee nello stesso modo in cui le vedeva la “falsa” maggioranza…

Implicazioni e applicazioni

Le implicazioni di questi risultati sono facili da immaginare, così come quelle del conformismo sociale del “così fan tutti“.

Riguardo ad alcune possibili applicazioni: possiamo osservarle negli interrogatori di crimini efferati con la cosiddetta “sindrome dei falsi ricordi“.

In un caso giudiziario avvenuto in Islanda negli anni Settanta, a seguito di un omicidio, alcuni ragazzi furono sottoposti a ripetuti interrogatori.

Durante frequenti e lunghi colloqui, agenti e psicologi presentarono ad alcuni dei ragazzi una determinata versione dei fatti come assodata e certa. Dissero loro che non ricordavano quanto accaduto perché erano chiaramente traumatizzati dalla situazione. Li invitarono quindi a sforzarsi di ricordare eventi che in realtà non erano mai avvenuti…

Dopo numerosi colloqui, alcuni ragazzi iniziarono a “ricordare” e a dare dettagli su eventi che non erano mai esistiti, ma che… avevano iniziato a considerare veri!

Risultato: grazie a queste testimonianze furono condannati degli innocenti. La loro innocenza fu riconosciuta solo dopo molti anni di carcere e per alcuni solo dopo la morte… 

In questo caso il conformismo aveva tratto ulteriore forza dalla fiducia nell’autorità, come osservato da Milgram qualche anno dopo nel suo famoso esperimento.

Conformismo e arte di vivere

Impara le regole come un professionista per poterle infrangere come un artista (Pablo Picasso)

Il conformismo si può vivere in diversi modi, senza per forza demonizzarlo. Un signore di origini svizzere sosteneva infatti che quello a cui opponiamo resistenza si rafforza… si chiamava Gustav Jung.

Possiamo essere professionisti inconsapevoli del conformismo.

Oppure possiamo essere consapevoli di come e quanto siamo conformisti. Possiamo decidere in che misura esserlo e quale prezzo pagare.

Infine possiamo essere esperti conoscitori del conformismo e allo stesso tempo artisti della vita. Possiamo conoscere le regole e allo stesso tempo infrangerle. Possiamo “rompere” le forme note per ricomporle in modo diverso. E immaginare nuove realtà.

Per non permettere al conformismo di tarpare le ali a sogni e immaginazione.

Francesca Sorrentino

Sono affascinata dalla comunicazione a 360° e dal suo impatto sulla nostra comprensione della realtà e sulla nostra capacità di trasformarla. Content writer, digital creator, web editor e blogger: mi occupo di copywriting e content editing per diversi canali di comunicazione, con particolare attenzione al web e alle attività di ottimizzazione in ottica SEO. Web e content marketing sono infatti il fulcro del mio lavoro. Ma scrittura creativa e comunicazione online sono anche le mie grandi passioni, insieme al counseling e alla psicologia della comunicazione. Le competenze grafiche e la conoscenza approfondita di WordPress mi permettono inoltre di gestire progetti di comunicazione online e offline complessi, integrando comunicazione testuale e visiva.

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