Come riconoscere credenze e convinzioni limitanti

Riconoscere credenze e convinzioni limitanti

Sappiamo riconoscere credenze e convinzioni limitanti e i loro effetti sulla nostra vita?

Tutti abbiamo credenze e convinzioni che condizionano il nostro modo di interpretare ciò che ci accade ogni giorno. Possiamo percepire la stessa persona in modi diversi, possiamo vivere la stessa situazione come una tragedia, una seccatura o una fortuna. Lo stesso individuo può valutare il medesimo evento in modi differenti in base alle credenze che ha in un particolare momento della vita.

Ognuno di noi ha poi idee e credenze particolarmente radicate: sono quelle che più di tutte plasmano la nostra vita e la nostra personalità. Queste credenze ci impediscono spesso di guardare oltre i confini che ci siamo autoimposti. È come se, di fronte all’immensità e alle innumerevoli possibilità del mondo, ci rinchiudessimo volontariamente in un recinto per vivere come “animali al pascolo”…

A cosa servono le credenze?

Nonostante le apparenze, tutto ciò ha un senso e una sua utilità: le credenze ci danno infatti punti di riferimento e sicurezze. Il recinto in cui ci autoconfiniamo ci dà la sensazione di essere protetti.

Inoltre le credenze ci permettono di risparmiare tempo ed energie ogni volta che ci troviamo di fronte a una situazione nuova o a una persona che non conosciamo.

Possiamo vedere le credenze come delle etichette con cui identifichiamo e cataloghiamo velocemente esperienze e persone che incrociamo nella nostra quotidianità, spesso stressante e frenetica. Le etichette soddisfano il bisogno di ordine e prevedibilità di cui ognuno di noi, anche se in misura diversa, sente la necessità.

Riuscite a immaginare come sarebbe alzarsi ogni mattina e affrontare la giornata senza alcuna credenza precostituita, vedendo ogni persona e ogni situazione come un mistero tutto da scoprire? Sarebbe sicuramente molto stimolante e avventuroso, ma anche molto dispendioso in termini di tempo ed energie; significherebbe infatti ridisegnare da zero le nostre mappe mentali, e di conseguenza i nostri comportamenti, ogni singolo giorno della nostra vita.

Le credenze ci danno bussola e mappa per navigare in ogni situazione: per questo ci servono e non possiamo farne a meno. Ma dobbiamo sceglierle con cura ed essere pronti a cambiarle se non ci permettono di raggiungere i nostri obiettivi e avere una vita felice.

Credenze ed emozioni

Ma come possiamo riconoscere credenze e convinzioni limitanti? Un modo rapido per capire se le credenze che abbiamo sono funzionali al nostro benessere è prestare attenzione alle emozioni che proviamo durante la giornata. Siamo rilassati e gioiosi per gran parte del tempo? Oppure siamo sempre nervosi e tristi? Domandiamoci con onestà quali sono le nostre credenze e pensieri abituali e come influiscono sul nostro tono emotivo.

Gli effetti delle nostre credenze sul mondo circostante

Un altro indizio per riconoscere credenze e convinzioni limitanti è di tipo etico. Quali sono gli effetti che le nostre credenze producono sulle persone e sul mondo che ci circonda? Le nostre convinzioni ci portano a rispettare gli altri e l’ambiente in cui viviamo oppure a danneggiarli? Esistono persone che sfruttano il prossimo e l’ambiente per arricchirsi e fare la vita che desiderano: queste persone sembrano spesso “genuinamente” rilassate e felici… Ma a quale prezzo?

Più che dell’egoismo spicciolo appena descritto, credo ci sia bisogno di quello che potremmo definire “egoismo illuminato”. In breve, perseguire il proprio benessere, rispettando il più possibile l’ambiente e le persone che ci circondano per raddoppiare la nostra felicità.

Credenze e comunicazione

Le nostre credenze influenzano il modo in cui vediamo la realtà e, di conseguenza, anche il modo in cui la comunichiamo a chi ci circonda e a noi stessi sotto forma di dialogo interiore. Le credenze e le idee fisse formano infatti le nostre mappe mentali, cioè la nostra visione soggettiva della realtà.

Ma come insegnano Alfred Korbybski e la PNL: “La mappa non è il territorio”.

La mappa raffigura il territorio, ma non è il territorio. Per questo, ogni volta che comunichiamo con qualcuno che ha un punto di vista diverso dal nostro, siamo come due esploratori che si stanno muovendo nello stesso territorio guidati da mappe diverse.

In presenza di comportamenti etici, la curiosità e il desiderio di conoscere la mappa dell’altro non potrebbe forse prevalere sulla presunzione di avere ragione? E chi ci garantisce che la nostra mappa non sia in parte sbagliata o incompleta e che la mappa dell’altro non la possa integrare?

I bisogni e le nostre credenze su come soddisfarli

Inoltre, tutti abbiamo gli stessi bisogni fondamentali (sicurezza, amore, benessere etc), ma ognuno di noi ha credenze diverse su come soddisfarli. Non riconoscere credenze e convinzioni limitanti può portare a soddisfare in modo distorto bisogni che accomunano tutti gli esseri umani. Il bisogno di essere amati e apprezzati, per esempio, può essere soddisfatto dedicandosi agli altri, sfoggiando vestiti all’ultima moda e auto lussuose o in tanti altri modi, a seconda delle convinzioni che ci guidano.

Tuttavia, anche in questo caso, le emozioni che ci accompagnano durante la giornata si rivelano un prezioso indicatore. Le emozioni che proviamo più spesso ci permettono infatti di capire se il modo in cui soddisfiamo i nostri bisogni crea in noi un appagamento duraturo o una felicità effimera. In breve: le nostre emozioni e il nostro stato d’animo abituale sono lo specchio delle nostre convinzioni più profonde. Per questo le nostre emozioni ci aiutano a capire se ci stiamo muovendo nella giusta direzione o dobbiamo cambiare qualcosa.

Come riconoscere credenze e convinzioni limitanti per ridisegnare la mappa…

Come possiamo quindi riconoscere credenze e convinzioni limitanti nella vita di tutti i giorni? E come possiamo ridisegnare la mappa che ci guida?

Provo a rispondere con una storia:

Un imprenditore del settore calzaturiero è ormai vicino alla pensione e deve decidere a quale dei suoi due figli affidare la gestione dell’azienda. Dota quindi entrambi di un campionario di scarpe e li manda in due diversi villaggi africani, dicendo loro che affiderà la responsabilità dell’azienda a chi venderà più scarpe.

Appena arrivato nel luogo di destinazione, il primo figlio nota con sgomento che tutti gli abitanti camminano scalzi… Chiama subito il padre e gli dice: «Tutti gli abitanti del villaggio girano scalzi! Non abbiamo alcuna possibilità di vendere le nostre scarpe qui. Domani torno a casa».

Il secondo figlio, arrivato nell’altro villaggio, nota che tutti gli abitanti girano scalzi. Osservandoli con attenzione, vede inoltre che molti di loro hanno ferite e grossi calli sui piedi, dovuti allo sfregamento continuo sui sassi e sulla terra arsa dal sole. Pochi minuti dopo telefona anche lui al padre e gli dice: «Tutti gli abitanti del villaggio girano scalzi. Mandami subito un grosso lotto di scarpe perché sicuramente ne venderò tante».

Confrontandosi con il forestiero, gli indigeni capiscono i benefici delle scarpe che permettono loro di camminare più a lungo e preservare i piedi da tagli e ferite. Il figlio del ricco imprenditore accetta quindi con gratitudine quello che gli abitanti del villaggio gli offrono in cambio del servizio che ha reso loro.

Frutti esotici, utensili, monili e pietre preziose: ogni indigeno ricambia in base alle proprie possibilità. Il ragazzo torna quindi a casa dal padre, orgoglioso del proprio lavoro e pieno di entusiamo.

… e cambiare la realtà

Credenze e convinzioni limitanti: acquario e oceano
Riconoscere credenze e convinzioni limitanti è il primo passo per superare le barriere mentali che ci impediscono di realizzare i nostri sogni.

Cosa insegna questa storia? Forse che ognuno di noi percepisce il mondo in base alle proprie credenze e che, cambiando quelle credenze, non cambia solo la nostra visione della realtà, ma la realtà stessa. Riconoscere credenze e convinzioni limitanti è quindi il primo passo per modificare la realtà che ci circonda.

Dopo il suo viaggio, il primo figlio è tornato dal padre a mani vuote. Nel primo villaggio non è infatti stato venduto alcun paio di scarpe e gli abitanti continuano a camminare a piedi nudi. Continuano quindi a sopportare il dolore causato da piaghe e calli e le conseguenze sulla loro salute. Nell’altro villaggio, il secondo figlio ha venduto molte paia di scarpe e ha migliorato la salute e la qualità della vita dei suoi abitanti.

Tutto questo è oggettivo, ma scaturisce da una rappresentazione soggettiva della realtà.

Notiamo inoltre come il secondo figlio non si sia limitato a constatare che tutti gli abitanti fossero scalzi per poi tirare i remi in barca e tornare a casa… È andato oltre. Li ha osservati con attenzione, ha visto le piaghe sui loro piedi, l’andatura zoppicante di alcuni di loro. Ha quindi provato a immaginare come si sentissero e il dolore che provavano. In breve: è entrato nel loro mondo e ha compreso che poteva fare la differenza per quelle persone, perseguendo allo stesso tempo la propria realizzazione personale.

Il potere delle credenze e della comunicazione etica

Se vediamo il commercio e la comunicazione in modo etico come mezzi per soddisfare i bisogni reali delle persone, notiamo che il secondo figlio è riuscito a integrare:

  • il potere di credenze efficaci
  • l’osservazione e l’attenzione verso i bisogni e il mondo dell’altro
  • la volontà di migliorare la realtà per sé e per gli altri

Potremmo forse chiamarlo “egoismo illuminato”?

Si tratta di un atteggiamento diverso da quello di chi, per arricchirsi, ci induce a credere che i nostri bisogni possano essere soddisfatti solo acquistando prodotti di dubbia utilità o valore; magari manipolando la nostra percezione della realtà per il proprio esclusivo tornaconto.

Tutti abbiamo la possibilità di riconoscere e modificare convinzioni e credenze limitanti. Di conseguenza ognuno di noi può trasformare il proprio modo di comunicare e in ultima analisi, il proprio modo di intervenire sulla realtà.

Possiamo quindi comunicare e agire in modo etico e orientato anche ai bisogni degli altri. Oppure al contrario manipolare e sfruttare il prossimo, anteponendo la soddisfazione dei nostri bisogni a tutto il resto. In entrambi i casi, la realtà che creiamo intorno a noi diventa il riflesso delle nostre convinzioni profonde e delle scelte che ne derivano.

Cosa ne pensate? Avete mai sperimentato gli effetti di credenze e convinzioni limitanti?

Francesca Sorrentino

Sono affascinata dalla comunicazione a 360° e dal suo impatto sulla nostra comprensione della realtà e sulla nostra capacità di trasformarla. Content writer, digital creator, web editor e blogger: mi occupo di copywriting e content editing per diversi canali di comunicazione, con particolare attenzione al web e alle attività di ottimizzazione in ottica SEO. Web e content marketing sono infatti il fulcro del mio lavoro. Ma scrittura creativa e comunicazione online sono anche le mie grandi passioni, insieme al counseling e alla psicologia della comunicazione. Le competenze grafiche e la conoscenza approfondita di WordPress mi permettono inoltre di gestire progetti di comunicazione online e offline complessi, integrando comunicazione testuale e visiva.

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